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Manuale di progettazione edilizia Hoepli – L’esercizio professionale nei paesi extra CEE

L'ESERCIZIO PROFESSIONALE NEI PAESI EXTRA CEE
4.1) PREMESSA GENERALE SUI RAPPORTI DI RECIPROCITA'FRA ITALIA ED ALTRI STATI PER L'ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI ARCHITETTO:
    L'esercizio della professione di architetto al di fuori dei paesi CEE è subordinato all'ammissione della pratica nel singolo Stato. Sebbene non esista una prassi rigidamente consolidata, si possono delineare le forme di esercizio più in uso.
    Nel quadro delle varie forme giuridiche in cui si può svolgere l'incarico dell'architetto, bisogna distinguere il caso che l'attività sia svolta nell'ambito di un appalto conferito ad una impresa e conferito direttamente al professionista, da quello che nel nostro ordinamento è conosciuto come contratto d'opera e il cui rapporto ad personam è sancito con le più svariate forme, generalmente anche in ambito internazionale.
    Si distingue ulteriormente tra incarico dato al singolo professionista o conferito all'associazione professionale. 
    Mentre gli incarichi in appalto prevedono il rilascio delle autorizzazioni necessarie direttamente all'impresa, nel caso di esercizio della libera professione ci si riferisce ad autorizzazioni individuali dello Stato ospite, in forza di Convenzioni Internazionali, trattati bilaterali fra Stati, o semplici regolamentazioni interne dello Stato, e infine in taluni casi si ricorre ad associazioni professionali e joint ventures con architetti locali.
In quest'ultimo caso, si potranno utilizzare dei contratti standards,  predisposti dalle associazioni professionali più accreditate ed entrati nella prassi comune, oppure dei singoli contratti predisposti dai contraenti, in ossequio alle Leggi dello Stato in cui l'attività avrà esecuzione o comunque rientranti sotto la sua giurisdizione.
    Non esistono che rapporti bilaterali di portata limitata in  materia dei rapporti di reciprocità fra Italia ed altri Stati inerenti l'esercizio della professione di architetto, e solo alcune Convenzioni Internazionali coprono gli ambiti applicabili all'esercizio internazionale delle professioni. 
    Per i rapporti bilaterali può essere fatta menzione delle CONVENZIONI  rivolte agli Stati ex colonie italiane, i quali venivano ad avere un rapporto privilegiato in forza di questa qualità di possedimento extraterritoriale.
    Tuttavia esistono rapporti preferenziali quali fra Stati Uniti e Italia: vi sono infatti rapporti bilaterali particolari, siglati con  il Trattato di Navigazione e Commercio del 2 feb 1948 ( legge 385 del 18.6.1949 e integrazione successiva con la Legge 910 del 1 5.1960). In virtù di questo accordo gli architetti americani godono di particolari condizioni di riconoscimento.
Per quanto invece concerne le Convenzioni Internazionali esistenti, esse sono in massima parte riguardanti la proposizione di standard contrattuali, la tutela del diritto di autore, dei diritti sull' opera in quanto realizzata, e simili. 
Pertanto per comprendere i rapporti di reciprocità fra Italia ed altri Stati inerenti l'esercizio della professione, bisogna addentrarsi nel quadro normativo nazionale e internazionale, ed esaminare il quadro normativo applicabile non alla professione come tale ma in quanto rientrante in un concetto più ampio, quasi come categoria nella categoria. 
A tale scopo, è opportuno sottolineare che il rapporto contrattuale che si instaura fra committente e progettista è talora di natura personale. Più spesso la complessità dei lavori richiesti in una commessa internazionale privata o pubblica, richiama invece la necessità di avere un' Impresa che talora ricomprenda la prestazione dell'architetto o dell'ingegnere, sia in rapporto di dipendente al suo interno che di professionista con un autonomo rapporto di collaborazione professionale.
E' ammissibile che le professioni di architetto e ingegnere associati, vengano eserciate in forma di società di capitali.
Tale fatto costituisce una deroga al principio generale in materia di esercizio di professioni protette, subordinato alle iscrizioni in albi o elenchi.
Infatti i requisiti di deontologia professionale impongono tuttora, per alcuni ordinamenti, la totale incompatibilità con l'esercizio della professione attraverso una forma diversa dalla società semplice, proprio per il fine meramente speculativo delle società di capitali. Tale regime più favorevole comporta una limitazione di responsabilità, propria delle società di capitali, e consente di fare pubblicità, condizioni negate tradizionalmente al professionista intellettuale.

4.2.) L'APPALTO INTERNAZIONALE E ORDINAMENTO ITALIANO
Facendo riferimento alla generalità dei rapporti, la professione di ingegnere e architetto è oggi svolta in forma individuale o attraverso l'associazione tradizionale, proprio perché prevale questo carattere " artigianale" e personale della prestazione richiesta dal cliente. In ambito internazionale invece prevale l'aspetto commerciale per quanto concerne le commesse affidate da imprese di costruzioni e quindi solo mediatamente al professionista.
E' quindi inevitabile il ricorso alla disciplina dell'appalto, quale strumento per regolamentare i rapporti, proprio perchè la sua frequente applicazione ne ha determinato un sviluppo qualitativo e quantitativo in ragione della flessibilità alle svariate applicazioni nelle relazioni di commercio internazionale.
Per quanto concerne la nozione di appalto, occorre richiamarsi alla definizione del codice civile italiano all'art 1655 c.c., anche se non trova diretta applicazione anche in ambito internazionale: "l'appalto è il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro".
    La disciplina del codice civile italiano, può essere assunta a riferimento anche per i successivi articoli, fino al numero 1677, per la comprensione delle Convenzioni internazionali in materia. 
    E' utile richiamare che il codice civile italiano opera una distinzione fra appalto e contratto d'opera intellettuale, quest'ultimo previsto per il prestatore professionale quale è l'ingegnere o l'architetto.
    Tale contratto accomuna ogni altra forma di prestazione intellettuale e professioni autonome, perlopiù riconosciute e ricomprese in albi o associazioni.  Questa distinzione , è bene sottolineare non appartiene invece a tutte le legislazioni, nè in ambito europeo nè al di fuori. 
In particolare nei paesi anglosassoni vige  una più libera regolamentazione per l'esercizio della professione, in particolare  in associazione.

Le differenze fondamentali fra appalto e contratto d'opera attengono alla natura della prestazione perchè il primo contempla un' obbligazione di risultato mentre il secondo integra una obbligazione di mezzi. 
E' quindi opportuno leggere, a questo riguardo, il combinato disposto dei seguenti articoli di Legge: l'art 2222 del c.c. che recita nel modo seguente " quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente...." inoltre l'art 2229 c.c. " La legge determina le professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi o elenchi..." e infine l' 2230 c.c. " il contratto che ha per oggetto una prestazione d'opera intellettuale è regolato dalle norme seguenti e, in quanto compatibili con queste e con la natura del rapporto, dalle disposizioni del capo precedente. ( cioè art 2222 e seguenti).
Secondo il codice civile, art.2232 c.c." il prestatore d'opera deve eseguire personalmente l'incarico assunto. Può tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilità di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l'oggetto della prestazione". 
Dopo avere assunto queste brevi informazioni sulle nozioni del codice italiano si potranno riscontrare in ambito internazionale quale sia il regime applicato sia per l'esecuzione in appalto che per incarico conferito al singolo professionista.

4.2.1 )la direttiva cee sull'appalto
La direttiva C.E.E. 89/440 ha ampliato la nozione di appalto includendo non solo l'esecuzione e la progettazione (appalto concorso) ma anche "il far eseguire con qualsiasi mezzo un'opera rispondente ai bisogni specificati dall'amministrazione aggiudicatrice".  Più in generale nel processo di sviluppo relazioni internazionali, l'appalto è lo strumento principale per la regolamentazione dei rapporti commerciali volti all'esecuzione di un opera o alla prestazione di un servizio. 
In questo quadro si assiste allo sviluppo delle c.d. imprese generali, per la specifica attività di costruzione, poichè investono la funzione di unico interlocutore laddove sarebbero necessarie per la complessità dell'opera, più imprese appaltatrici. 
Tale posizione facilita i rapporti con il committente, il quale deve esigere le opere e trattare con un unica impresa. 
D'altro canto si è assistito allo sviluppo del c.d. commercial engineering, dove l'impresa partecipa alla ideazione e progettazione dell'opera. 
Con la società di ingegneria si sviluppa l'attività meramente esecutiva dell'opera, anche attraverso altre collaborazioni imprenditoriali. 
L'impresa generale ha quindi la capacità potenziale di assorbire anche l'apporto progettuale, potendo presentare almeno virtualmente, l'opera finita. 
Lo sviluppo corrisponde all'accrescimento della complessità delle tecnologie, non solo delle opere ma anche dei servizi.
Tuttavia non segue allo sviluppo una congrua evoluzione del diritto positivo, anche sul piano della normativa e Convenzioni internazionali. 
Evidentemente vi sono profondi mutamenti economici e relazionali per garantire la permanenza sul mercato del professionista individuale, ingegnere o architetto, che si trova ad operare in un nuovo contesto, caratterizzato da una accesa competizione sul prezzo, incrementata anche dalla direttiva CEE.
Le nuove normative tendono inoltre ad imporre una obbligazione di mero risultato e a non limitare il professionista ad  una obbligazione di mezzi, sia per quanto attiene al regime delle responsabilità, sia per gli obblighi assicurativi,  e come accennato, per quanto infine attine alle gare in cui il rapporto qualità e prezzo dell'offerta avvantaggerà per ovvie leggi di mercato, le forme associative e le grandi imprese che nell'appalto in particolare, sono poste sullo stesso piano del libero professionista individuale.

4.2.2) L'autonomia negoziale e la legge applicabile all'appalto
La Convenzione di Roma del 1980 ha sancito la libertà negoziale per quanto concerne la Legge applicabile ( art 3.1), pertanto i contraenti potranno esercitare una " libera scelta" - A contract shall be governed by the Law chosen by the parties-. 
In nessun caso sarà derogabile la Legge di applicazione necessaria o Mandatory, qualora ciò la scelta venga di fatto a costituire un abuso di autonomia, in fraudem legis. 
Inoltre quando la parte estera è un Ente o Impresa di Stato, o il contratto ha oggetto socialmente o economicamente rilevante, sarà improbabile che la legge dei contraenti sia di libera scelta. 
Invece sarà regolato dalla Legge del Paese in cui il contratto va eseguito. Nel settore degli appalti internazionali ci si discosta raramente dal criterio di competenza mai dalla Legge del Committente / proponente, che spesso coincide con la Legge dal luogo in cui viene eseguito del contratto.

4.2.3) Il codice Gatt sulle pubbliche forniture
Nell'ambito della regolamentazione esistente sull'appalto internazionale merita considerazione anche l'accordo del GATT concernente le pubbliche forniture( 12 Apr. 1979) nell'ambito dei negoziati del Tokyo Round, in vigore solo dall' 81 per favorire il recepimento dei singoli Stati aderenti. 
In seguito alle modifiche dell'accordo, apportate nel 1987, la Convenzione si applica a qualsiasi contratto relativo a prodotti, concluso sotto forma di acquisto, compresi i servizi accessori alla fornitura dei prodotti, sempre che il valore dei servizi non superi quello dei prodotti.
 Non si applica quindi agli appalti di servizi in quanto tali (art I,1 lett a). Solo i contratti di un determinato valore sono soggetti a tale regolamentazione. ( 130.000 DSP). Vi sono ulteriori garanzie per la selezione dei fornitori nelle gare di appalto.
L'autonomia dei contraenti trova inoltre il limite imposto dal divieto di subappalto non autorizzato, superato dall'autorizzazione tacita nella genericità delle previsioni contrattuali. 

.4.3)L'ELABORAZIONE DI MODELLI DI CONTRATTO INTERNAZIONALE 
Come accennato nella prassi internazionale è anche frequente il conferimento dell'incarico al professionista mediante contratti convenzionali.
Si discute se sia preferibile adottare modelli standards oppure contratti ad hoc. 
In entrambi i casi si dovrà verificare la compatibilità delle obbligazioni, condizioni di esecuzione e simili, con l'ordinamento competente. 
Delicato è anche il problema della revisione degli standard per ottenere l'adattamento, indispensabile al caso concreto.
Quando ciò sia necessario è opportuno che le modifiche siano apportate da tecnici del diritto, come avvertono le stesse organizzazioni che propongono i modelli.
Per quanto concerne l'elaborazione di contratti si deve fare certamente menzione dell'operato della Camera di Commercio Internazionale, dell'Unidroit, della Commissione Economica europea dell'ONU, del Fondo Europeo dello Sviluppo. 
La disciplina pattizia è stata più volte oggetto di interesse di importanti trattati. 
Altre fonti integrative per l'elaborazione di modelli contrattuali, a titolo meramente indicativo, sono: la Convenzione CEE sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali ( Roma, 19.giugno 1980), quella sui contratti di vendita internazionale di merci 
(Vienna 11 Aprile 1980), e infine la Convenzione in materia di vendita internazionale di merci( Ginevra 17.febbraio 1983).
Tuttavia per utilizzare modelli completi e utilizzabili su scala internazionale bisogna riferirsi a quelli di maggiore diffusione standardizzata:
a) gli elaborati della FIDIC ( Fédération Internationale del Ingénieurs- Conseils) -ALLEGATI-
b) i modelli di contratto predisposti dall'AIA ( American Instutute of Architects)- ALLEGATI-
ALLEGATI (si affida ogni responsabilità di pubblicazione degli allegati all'editore, che dovrà verificare la liceità della pubblicazione con il consenso delle organizzazioni che hanno predisposto i documenti.
 In caso contrario lo scrivente non rilascia il proprio consenso alla pubblicazione degli allegati).
c) le General Conditions for Public Works and Supply Contracts Financed by European Development Found, che devono essere adottate in relazione ai progetti finanziati dalla CEE, derivanti dal Code des Marchés publics, ma che esulano dal tema di questa trattazione proprio per l'ambito geografico di applicazione.
 Ancora in ambito europeo vanno evidenziate le iniziative di normalizzazione dei contratti d'opera, principalmente ad opera di regolamentazioni tedesche, elaborate dal Deutscher NormenausshuB (DNA), e svizzere, predisposte dal Schweizerischer Ingenieur und Architektenevrein (SIA). Quindi le codificazioni in Austria , General Conditions of Contract for Building, e le esperienze dei paesi scandinave, quali in Danimarca, General Conditions of Contracts for construction and building ( NBR) che disciplinanao una ampia gamma di servizi e attività di costruzione, in Svezia a cura del Technologforeningen Svenska. In Francia si segnalano i diversi Contrct de Construction, approntati dalla assoicazione AFNOR ( association francaise de normalisation). 
Vi è grande abbondanza di produzione contrattuale in Inghilterra, dove il RIBA pubblica numerosi modelli di standard contracts, concordati con le organizzazioni di operatori, che partecipano alla realizzazioni di opere edili pubbliche e private.



4.3.1) FIDIC - modelli contrattuali-
E' certamente lo strumento contrattuale più noto e diffuso in ambito internazionale per la realizzazione di grandi opere civili e impianti industriali, nonchè per la relativa assistenza tecnica.
Sono state redatte diverse versioni di contratto, tuttavia le più recenti rappresentano quelle più consolidate dalla prassi, anche perchè "limate" dalle imperfezioni, che possono scatrurire dalla necessità di stipulare un contratto che contemperi i diversi interessi dei contraenti.
E' stata anche pubblicata una guida all'uso dei FORMS della serie IGRA (International General Rules of Agreement), nella quale le singole clausole sono esaurientemente commentate dai relatori. 
La redazione dei forms è curata da gruppi di lavoro appositamente costituiti, all'interno dei quali sono rappresentate le categorie professionali e degli operatori interessati, nonchè grazie all'intervento di studiosi e specialisti delle diverse aree di tradizione giuridica. 
Inoltre vi è il contributo dell'Economic Commission for Europe alla definizione delle regole oggettive dei traffici internazionali, quali ad esempio quelli relativi alla realizzazione di grandi opere di ingegneria, cooperazione industriale, e alla riunione di più imprenditori per l'esecuzione di specifici contratti. 
Talora le pubblicazioni dell'ECE sono complementari a quelle del FIDIC, e possono essere utilizzate come strumneto alternativo o complementare. 
Bisogna infine avvertire che il FIDIC non è uno strumento immediatamente utilizzabile per i contratti " turn key", o chiavi in mano.
E' piuttosto una guida contrattuale per il classico rapporto fra employer, engineer- architect, contractor dove vi è necessariamente la mediazione degli interessi dei tre contraenti. 
Inoltre il ruolo dell'"engineer" nel contratto FIDIC, è difficile da accettare nelle legislazioni che non abbiano derivazione dalla common law, poichè in questi paesi di civil law, non è necessariamente una longa manus del committente.
 Nella struttura del contratto FIDIC, anche per il rapporto economico con l'employer, la posizione dell'engineer non potrà essere rigorosamente equidistante dal contractor. Questo è il motivo per cui nel contratto FIDIC, si tiene conto della necessità di garantire un ruolo indipendente all'engineer, che comunque è spesso antitetico alle funzioni di controllo che gli sono delegate nei contratti chiavi in mano.


4.3.2) American Institute of Architects - modelli contrattuali-
Il processo di standardizzazione dei contratti ha operato per la progressiva definizione di regole uniformi, nel diritto dei contratti, anche nell'ambito degli ordinamenti di Common Law.
Per quello che riguarda ad esempio di Stati Uniti, sono da menzionare i Restatement of Contracts del 1932, l'adozione del Uniform Commercial Code del 1978. E' innegabile che questo processo abbia facilitato il processo di standardizzazione dei contratti fra paesi di tradizione civilistica e paesi di common Law, che tuttavia rimane di difficile integrazione e talora anche per il semplice confronto.
L'American Institute of Architects ha formulato una serie di General Conditions, cura il Code of Etichs e le Professional Conduct Rules, ove si regolano le attività professionali dell' industria costruzioni.
Alla diffusione di questi documenti ha contribuito certamente l'adesione degli Associated Contractors of America, oltre che di alcune amministrazioni federali.
Inoltre il continuo aggiornamento sui modelli contrattuali proposti dall'AIA, rende agevole l'inserimento di questi strumenti nella vita e nel processo commerciale edilizio.
Infine, ma non ultimo, è sintomatico della mentalità e della apparente semplicità americana il linguaggio piano e privo di doppiezze e metafore, che invece spesso affliggono il nostro legislatore e la documentazione contrattuale di cui si fa uso nel nostro paese.

4.4 L'APPALTO INTERNAZIONALE AL DI FUORI DEI PAESI CEE
L'appalto internazionale rappresenta una delle figure contrattuali di maggiore applicazione per l'esercizio di attività di impresa, ogni volta si tratti di produzioni su commessa internazionale, e quindi anche nel caso della costruzione civile.
Nella pratica commerciale internazionale, la realizzazione delle opere commissionate all'architetto o comunque al tecnico della costruzione, spesso avviene attraverso un generale contratto di appalto che per la controparte rappresenta un duplice vantaggio:
da un lato il committente può fidare su un'organizzazione complessa e finanziariamente più affidabile rispetto al libero professionista, che è quella costituita da una impresa spesso in forma di società di capitali.
Dall'altro come si è visto, la committenza può legare i propri desiderata ad una obbligazione di risultato della controparte e non semplicemente ad una obbligazione di mera diligenza del professionista. 
Dalla nozione di appalto emergono però due principali accezioni perlopiù indistinte: la prestazione di facere o dare, e d'altro canto, l'aggiudicazione di un contratto, di una compravendita, di somministrazione o di appalto vero e proprio. 
Anche alla luce della direttiva C.E.E. sull'appalto, le distinzioni vengono operate solo fra lavori e forniture. 
Nella prassi internazionale si è assistito ad evoluzione di modelli di contratto di appalto ad uso degli Enti fruitori di finanziamenti (F.E.S. General Conditions for Public Works and Supply Contract), ratificate dalla C.E.E. (GUCE 287 del 14.10.1973).
Come accennato, altri standards contrattuali sono stati elaborati dalle organizzazioni internazionali, tuttavia non esiste un modello di adozione universale e neppure univocamente consolidato.
La legge comunitaria ha invece regolamentato la procedura di assegnazione di appalti, in attesa che almeno gli Stati membri giungano ad una convergenza di consensi sul modello di contratto da adottare. 


4.4.1)  Contratti e rapporti con i paesi esteri.
Gli architetti che hanno svolto la pratica professionale in molti paesi in via di sviluppo hanno di sovente eseguito incarichi per un committente nazionale nello sviluppo di un progetto in paese estero.
In questi casi, l'architetto forma una associazione con un architetto locale per assicurare il soddisfacimento dei requisiti costruttivi imposto dalle leggi locali, i regolamenti, le autorizzazioni previste e simili.
L'architetto in questione e il suo collega locale predispongono quindi gli accordi, in conformità alle leggi locali, e qualora tale associazione sia consentita.
Viceversa l'esecuzione del progetto dovrà essere subordinata all'autorizzazione delle autorità locale, o dovrà essere consentita in conformità alle Convenzioni Internazionali, purchè lo Stato abbia aderito alle convenzioni applicabili al singolo caso.

4.4.2) Esercizio professionale in alcuni paesi extra CEE
Si richiama la necessità, per l'architetto che intenda praticare all'estero, di verificare presso le autorità competenti di ciascuno Stato le note pratiche qui richiamate, per il necessario aggiornamento. Per tale ragione, non si assumono responsabilità in ordine all'esattezza delle informazioni riportate.
( la pubblicazione delle note che seguono deve essere autorizzata  dal NCARB fax 2027830290 Mr Samuel T Balen. Si declina ogni responsabilità per la pubblicazione effettuata dall'editore senza autorizzazione. Si precisa che il NCARB non dovrebbe avere difficoltà a rilasciare detta autorizzazione.)

AUSTRALIA
Per esercitare come architetto in Australia non è richiesta un abilitazione, nè per quanto concerne gli stranieri, nè per i cittadini australiani.
Nessuno Stato proibisce la pratica dell'architettura senza iscrizione all'albo, eccetto il Queensland .
L'uso del titolo di architetto nelle sue più ampie accezioni, è riservato alla persona il cui nome è contenuto nell'albo degli architetti.
Il requisito per l'uso del titolo di architetto da parte di un società o associazione  è l'unica attuale restrizione  alla pratica professionale di architetto nel New South Wales.
La maggioranza degli altri Stati hanno requisiti aggiuntivi.
 La Legge in Australia sancisce che ciascuna persona che faccia uso del titolo di architetto, e che offra il suo servizio al pubblico come architetto debba essere iscritto nell'albo degli architetti.
Secondo il sistema di governo federale australiano ciascuno Stato è legislativamente autonomo, ed ha le sue regole statutarie per la registrazione degli architetti.
C'è un'ampia varietà fra gli Stati relativamente ai requisiti di registrazione delle associazioni di architetti.
 Gli architetti che desiderassero ottenere la registrazione dovrebbero richiederlo alla Architects Registration Board, nello Stato o territorio in cui vogliono praticare. Ciascun Ente di registrazione è indipendente e ciascuno amministra il suo proprio Stato o atto di registrazione territoriale.
Gli architetti iscritti in uno Stato o territorio in Australia, non sono necessariamente accettati quanto alla registrazione, in altro Stato.
I requisiti comuni a tutti gli architetti per la registrazione in Australia sono i seguenti: 
a)una qualificazione professionale rilasciata da una università di architettura in Australia o conseguita oltreoceano.
b)Due anni di esperienza pratica in Australia, di tirocinio lavorativo presso lo studio di un architetto sotto la supervisione di un architetto "iscritto". Nel caso di architetti che abbiano compiuto la formazione oltreoceano, questo requisito può variare a discrezione dell'ufficio competente per le iscrizioni, in relazione alla durata e tipo di esperienza professionale già ottenuta oltreoceano, ma dovrà includere almeno un anno di esperienza lavorativa in Australia.
Il minimo periodo di esperienza lavorativa, richiesta dall'Albo nazionale dovrà essere certificata dall'Architects Accreditation Council of Australia (AACA) sul registro denominato Architectural Practice Examination; inoltre dovrà essere superato un esame orale sempre tenuto dal AACA.
La legge proibisce la pratica di architetto senza iscrizione. L'uso del titolo di architetto e non la pratica di architettura è protetto da separata legislazione in ciascun territorio dei sei Stati e due territori dell'Australia.
 L'organizzazione professionale degli architetti è il Royal Australian Institute of Architects. Non vi sono requisiti per un rappresentanza locale. Quando vengono impostati documenti quali progetti, viene applicata la tassa del 20% sull'importo di fattura.  La lingua ufficiale e commerciale è l'inglese. Il sistema di pesi e misure adottato è quello metrico.

BERMUDA
E' necessaria una abilitazione specifica per esercitare come architetto alle Bermuda e per fregiarsi del titolo di architetto.
L'ente responsabile per l'abilitazione è l'Architects Registration Council.
Per praticare è necessario un diploma di laurea riconosciuto. Qualsiasi straniero che intendesse esercitare nelle Bermuda dovrà essere registrato come architetto associato.
Questo status è riconosciuto agli architetti nativi delle Bermuda o agli stranieri con qualifica riconosciuta. Un cittadino delle Bermuda può entrare in associazione con uno straniero e viceversa, ma il lavoro deve passare sotto la supervisione di un architetto locale, con pieno riconoscimento e qualifica ( associato alla Royal British Institute of Architects).L'ente delegato alla certificazione è l'Institute of Bermuda Architects.
La lingua è inglese ed è in uso il sistema metrico.

BRASILE
Per praticare l'architettura in Brasile, gli architetti devono avere un diploma riconosciuto da un istituto di architettura, l'abilitazione e l'iscrizione da un istituto di architettura e registrarsi presso il Consiglio Regionale dell' Engineering, Architettura e Agronomia. Questa regolamentazione si applica ai brasiliani che agli stranieri.
Ciascuno Stato ha il suo Consiglio di Engineering di Architettura e Agronomia, il quale è responsabile del rilascio della registrazione per praticare in quello Stato. 
E' necessaria una esperienza pratica in architettura certificata da un istituto riconosciuto dallo Stato in cui intende svolgere la sua attività. Il tirocinio pratico non è richiesto per le abilitazioni individuali; gli esami sono tenuti dalle scuole di architettura e dalle università.
 L'organizzazione professionale è rappresentata dall'Istituto degli Architetti del Brasile. La legge brasiliana prescrive che come minimo 2/3 dei professionisti firmatari del progetto siano brasiliani.
La lingua ufficiale è il portoghese e le lingue commerciali sono inglese e francese. E' in vigore il sistema metrico.

CANADA
    Ciascun individuo di cittadinanza canadese o straniero deve avere una abilitazione per esercitare come architetto in Canada. E' richiesta una abilitazione anche per fregiarsi del titolo di architetto. In ciascuna delle 10 province del Canada, l'abilitazione dell'architetto è regolata dalle associazioni professionali, d'accordo con le previsioni legislative rese cogenti da ciascun governo provinciale. Nei due territori, Northwest e Yukon, non è prevista alcuna abilitazione. I requisiti legali per la abilitazione iniziale degli architetti comportano:
a) una laurea in architettura rilasciata da università riconosciuta e b) 3 anni di esperienza lavorativa. Nel Quebec l'abilitazione richiede che gli architetti dimostrino una abilità nel lavorare in lingua francese.
Questo requisito non è imposto dall'associazione di architettura, ma da una regola generale di condotta che si applica a tutti i professionisti impiegati nella Provincia.
Per l'ottenimento di una licenza edilizia, ogni progetto di edificio con altezza superiore a 3 piani o di dimensione superiore a 6000 piedi richiede l'impiego di un architetto. Ciascun provincia ha una separata organizzazione e ha competenza per rilasciare abilitazione specifica nella sua giurisdizione.
Le due lingue ufficiali del Canada sono inglese e francese.
Per gli usi commerciali, l'inglese è usato esclusivamente quasi ovunque in Canada, ad eccezione della provincia del Quebec dove il francese è la lingua principale. Comunque la maggior parte degli affari possono essere trattati anche in inglese.

CINA
In Cina non sono richiesti particolari titoli per praticare come architetto. Tuttavia per fare uso del titolo, un individuo dovrà fare richiesta di abilitazione sia nel caso che faccia parte di una associazione professionale che si presenti individualmente.
Le associazioni, in linea generale, chiedono l'abilitazione sia per l'architettura "professionale" che per quella "commerciale". Gli stranieri persone fisiche o associazioni, dovranno trovare un corrispondente locale per esercitare.
L' abilitazione professionale può essere rilasciata sia dal Ministero della Costruzione Urbana e Rurale che dalla giunta municipale cittadina;
La licenza professionale viene rilasciata dal Bureau di Amministrazione Industriale e Commerciale (governo centrale) o il Dipartimento dell'Amministrazione Industriale e Commerciale dalla municipalità. L'autorità che rilascia l'abilitazione professionale esamina le esperienze professionali e le qualifiche del candidato in una serie di colloqui.
Gli architetti più anziani che potranno dimostrare una lunga esperienza, potranno ottenere la abilitazione superando una serie di esami, di due o tre giorni.
L'organizzazione che rappresenta la categoria professionale è l'Associazione degli Architetti della Cina che svolge i suoi compiti sotto la supervisione del Ministero.
Uno straniero potrà contattare detto Ministero o municipalità per l'assistenza nel trovare una controparte locale.
Tutti gli stranieri che svolgono attività professionale e commerciale in Cina, sono sottoposti al controllo del Governo cinese.
Non ci sono tassazioni sull'importazione di progetti, ma i disegni devono recare il timbro di un architetto locale, a riprova dell'accordo contrattuale fra lo straniero e la controparte locale.
La lingua ufficiale è il cinese mandarino e la lingua commerciale l'inglese. E' in vigore il sistema metrico.

COLOMBIA
Per praticare in Colombia è necessaria una abilitazione e una registrazione dei professionisti locali e stranieri.
L'abilitazione è rilasciata dal Consejo Profesional Nacional de Ingenieria Y Architettura.
Per praticare è necessario un diploma in architettura riconosciuto dal Ministero dell'istruzione della Colombia.
Per coloro che non sono in possesso di un diploma di laurea riconosciuto dalla Colombia in virtù di trattati bilaterali con altri paesi è obbligatorio sottoporsi ad esami di ammissione.
Il Ministero dell'Istruzione potrà richiedere degli esami specifici, dopo aver valutato il background accademico, per convalidare la laurea e approvare la registrazione.
Gli architetti domiciliati in uno Stato estero e che intendono stipulare un contratto per una collaborazione con una rappresentanza locale potranno indirizzare la richiesta al Consiglio Nazionale per l'ingegneria e l'architettura. Questa autorizzazione è valida per un anno ma potrà essere rinnovata. L'organizzazione colombiana degli architetti è la società colombiana degli architetti.
Il Presidente della società colombiana degli architetti è uno dei 6 membri del Consiglio Professionale per l'Engineering e l'architettura.
Secondo la legge della Colombia le associazioni professionali straniere che vogliano eseguire contratti con il Governo della Colombia dovranno stabilire una rappresentanza locale con apposito domicilio se il proposito è di natura permanente.
In tal caso dovrà essere presentato da ente o legale rappresentante che sia residente in Colombia.
Nel caso di un invito a gara internazionale per costruzioni civili, i competitori stranieri dovranno associarsi con le associazioni colombiane, almeno per il 40% del valore del contratto.
L'associazione dovrà essere in forma di consorzio o società di capitali nella quale le quote siano in possesso di locali e stranieri.
Lingua ufficiale è lo spagnolo e vige il sistema metrico.

KOREA
Per esercitare come architetti in Korea il titolo richiesto ai cittadini è l'abilitazione di architetturo.
Gli stranieri dovranno superare un esame scritto in coreano sull'Archiettura e sottoporre ad esame disegni architettonici.
 Per usare il  titolo è necessario avere una abilitazione da architetto che viene rilasciata dal Ministro dell'Edilizia.
I requisiti legali per un diploma di primo livello sono:
a) scuole superiori e 9 anni di esperienza nel settore dell' architettura.
b) diploma alla High School e 7 anni di esperienza di lavoro nel settore dell'architettura
c) laurea di un corso universitario di architettura o ingegneria e 5 anni di esperienza in architettura.
La Legge della Corea prevede che anche gli architetti abilitati debbano iscriversi ad un dipartimento provinciale e cittadino o alla Korea Association of Registration Architects.
Gli architetti abilitati possono trovare lavoro presso associazioni professionali d'affari in architettura, anche senza l'iscrizione al Associazione. 
Singoli individui non abilitati non possono esercitare.
Le associazioni o studi di architettura stranieri non possono avere una rappresentativa local. Non sono imposte tassazioni sulle importazioni di progetti.
La lingua ufficiale è il coreano, vige il sistema metrico.


FILIPPINE
Tutti i cittadini dovranno ottenere una abilitazione con il superamento di esami ufficiali, riservato a coloro che hanno quantomeno un Bachelor in scienze dell'architettura.
Gli architetti stranieri non sono ammessi all'esercizio dell'architettura nelle filippine a meno che non abbiano completato gli studi e superato l'esame necessario. L'organizzazione professionale principale è la United Architects of Philippines (UAP), organizzazione indipendente, i cui membri sono architetti abilitati.
Le associazioni e gli studi stranieri dovranno essere accreditati da una rappresentanza locale, attraverso un architetto filippino, abilitato a controfirmare progetti e responsabile del progetto.
In ossequio all'Atto 545 della Repubblica i documenti della costruzione architettonica sono considerati strumenti del servizio reso dall'architetto e come e tali tassati.
La lingua utilizzata è l'inglese commerciale.

GIAMAICA
Per esercitare in Jamaica è necessaria una laurea sia per i locali che per gli stranieri.
Il governo Jamaicano richiede a tale scopo che l'architetto straniero entri in joint venture con un collega locale.
Il requisito della laurea è stato introdotto nel Febbraio 1985. Non esiste un Ente delegato a rilasciare abilitazioni, che tuttavia dovrebbe essere il Ministero dei Lavori Pubblici.
Per il riconoscimento delle qualificazioni di un richiedente straniero sono necessari esami scritti e orali.
L'organizzazione professionale del paese è il Jamaica Institute of Architects ( JIA). Le lingua usata è l'Inglese.

GIAPPONE
Per praticare in Giappone occorre una abilitazione, sia per gli architetti locali che per gli stranieri.
Anche per fregiarsi del titolo è richiesto un diploma di primo o secondo livello, rispettivamente rilasciati dal ministero dell'Edilizia e dal " governatore prefettizio".
Per il riconoscimento occorre:
a) un titolo di laurea straniero, rilasciato a seguito di un corso di 4 anni, 
b)una esperienza di almeno due anni.
In ogni caso sarà necessario un esame scritto come dimostrazione del livello tecnico e disegno di progettazione.
L'organizzazione professionale degli architetti è rappresentata dall'Associazione degli Ingegneri edili, Le Associazioni di Tokio degli Architetti e Ingegneri Edili.
Per praticare in Giappone la Legge prescrive una registrazione da parte di ciascun individuo o associazione straniero che intenda aprire uno studio di architettura. La lingua ufficiale è il giapponese, ma è di uso corrente l'inglese. Vige il sistema metrico.


HONG KONG
In H.K. occorre fare distinzione fra la pratica dell'architettura e la firma dei progetti. 
Mentre nel primo caso non occorrono autorizzazioni, nel secondo occorre rientrare nella lista delle persone autorizzate (AP) composta dalla lista I ( architetto), lista II ( ingegnere) III geometra. Non vi è invece distinzione fra locali e stranieri.
L'autorità responsabile delle abilitazioni è l'autorità del settore costruzioni e la Commissione di iscrizione.
Attraverso un esame della Commissione di Iscrizione, una persona con credenziali riconosciute può divenire iscritta come AP dopo 2 anni di esperienza in HK.
L'autorità riconosce l'HK Institute of Architects ( HKIA),il Royal Institute of British Architect (RIBA) e altre credenziali del Commonwealth.
Per essere qualificati dal HKIA, il richiedente dovrà essere membro di una organizzazione professionale, oppure superare un esame professionale (7 ore) tenuto due volte per anno della HKIA.
Per sostenere un esame, il candidato dovrà sostenere un esame, il candidato dovrà avere: 
a)un diploma di laurea da un istituto di architettura accreditato,  b) due anni di tirocinio in HK sotto la supervisione del HKIA, c)superamento di un esame di pratica professionale e dell' esperienza pratica, consistente in un progetto ambientato in HK, un esame di 4 ore sui contratti di costruzione,  sul codice di condotta e sulla pratica professionale. Inglese è la lingua ufficiale per la documentazione. Il cantonese è necessario per il lavoro con i costruttori, e vige il sistema metrico.

ISLANDA
E' richiesta una laurea per i locali e per gli stranieri che intendano praticare l'architettura in Islanda.
Questo diploma è rilasciato dal Ministero degli Affari Sociali, d'accordo con l'associazione degli architetti di Islanda.
La abilitazione richiede un minimo di due anni di esperienza sul campo, come architetto.
E' richiesta una abilitazione per avere titolo di architetto.
Il primo livello di abilitazione è richiesto per locali e stranieri, al fine di esercitare in Islanda, con titolo riconosciuto dall'Associazione degli Architetti di Islanda.
La lingua ufficiale è l'islandese, le lingue commerciali più usate sono l'inglese e la lingue scandinave. Vige il sistema metrico.

INDIA
E' richiesta l'iscrizione presso il Consiglio d'Architettura oppure l'Istituto degli Architetti di Bombay o New Delhi.
La laurea o un diploma in architettura di Stati esteri vengono riconosciuti dalle due organizzazioni suddette oppure passando gli esami condotti presso detti Istituti.
L'organizzazione professionale che ha la rappresentanza nazionale è l'Indian Institute of Architects. E' in uso a lingua in inglese e il sistema metrico.

IUGOSLAVIA
(Notizie antecedenti il conflitto della Repubblica Jugoslava. Non è noto quali Stati ammettano le precedenti condizioni di ammissione.Vi sono diverse associazioni professionali regionali in Yugoslavia. Gli stranieri potranno contattare l'organizzazione SAVEZ ARHITEKATA JUGOSLAVIJE.)  Per praticare l'architettura in Iugoslavia è necessaria una abilitazione, per Legge, sia per i cittadini che per gli stranieri.
Gli stranieri devono convalidare il loro diploma di laurea ed altra documentazione ( training, abilitazioni straniere e simili).
L'abilitazione non è richiesta per usare il titolo di architetto. E' sufficiente un diploma di università.
Vi sono commissioni di esperti designate e responsabili per l'abilitazione in ciascuna delle sei Repubbliche della Yugoslavia. Cittadini e stranieri necessitano, per il primo livello di pratica professionale, di una laurea universitaria, due anni di pratica professionale e quindi un esame.
Solo un architetto abilitato può sottoscrivere progetti da inoltrare alle autorità competenti per l'edilizia.
Le organizzazioni professionali hanno un rapporto di consultazione e coordinamento con gli Enti che rilasciano l'abilitazione professionale. Gli studi stranieri dovranno avere un iscritto, architetto iugoslavo, quale rappresentante locale.
Non vi sono tassazioni sui disegni e progetti architettonici preparati al di fuori dello Stato. 
Le lingue ufficiali e commerciali con il Serbo Croato, lo sloveno ed il macedone. 
E' in uso il sistema internazionale di pesi e misure.

MALAYSIA
Solo i cittadini o coloro che hanno ottenuto il permesso di residenza permanente ( che risiedono nel paese da almeno sei mesi) possono chiedere l'abilitazione per esercitare come architetti.
Comunque, uno straniero che sia riconosciuto come architetto nel suo Stato può fare richiesta per avere una abilitazione temporanea o un a abilitazione con l'ufficio degli Architetti della Malaysia per un periodo non eccedente un anno solare, se la sua permanenza è richiesta per un periodo non inferiore a 180 giorni, in un anno solare, o se sia un residente rappresentante di componente straniero di una joint venture.
Nessuno può chiamarsi architetto a meno che sia registrato con il Board Arch. della Malaysia.
Un architetto locale o straniero dovrà avere almeno 2 anni di tirocinio pratico sotto la guida di un architetto della Malaysia e superare un esame pratico presso l'Institute of Architect Malaysia.
Nessuno può esercitare senza questa autorizzazione.
In Malaysia la organizzazione professionale è chiamata Institute of Arch Malaysia. 
Uno studio straniero può lavorare in Malaysia solo dietro invito di un architetto locale previa approvazione del Board of Architect Malaysia. 
Non sono previste tasse di importazione per i disegni.
 La lingua Bahasa Malaysia, lingua commerciale l'inglese.

MESSICO
Per praticare in Messico stranieri o locali devono essere iscritti al Segretariato della Pubblica Istruzione, presso il Direttorato generale delle professioni.
Questo direttorato rilascia un numero di iscrizione attraverso il quale si certifica che l'individuo ha una laurea in architettura, ha svolto tirocinio pratico di un anno e ha superato un esame pratico che in alcuni casi potrà essere una tesi su un tema specifico o altre prove particolari.
La Secreteria de Education Publica, Direccion General de Profesiones, può convalidare le certificazioni ottenute all'estero. Coloro che intendono praticare come architetti, possono presentare i titoli quali laurea e certificazione di un anno di tirocinio.
Tutti i documenti dovranno essere certificati da un notaio e approvati dall'Università Messicana. Il Colegio de Arquitetos de Mexico rappresenta la categoria professionale.
Uno straniero potrà esercitare solo in casi speciali sotto contratto registrato con SECOF 1 ( Direcion General de Transferencia de Tecnologia presso il Segretariato del Commercio e sviluppo Industriale). 
Gli architetti architetti stranieri potranno lavorare congiuntamente agli architetti locali, come specificato nell'apposito contratto, purchè il numero degli stranieri nell'associazione non sia complessivamente eccedente il 49% .
La maggioranza dovrà essere messicana. 
L'immigrazione dovrà essere autorizzata del Segretariato del Governo che richiede le credenziali professionali. 
Lingua ufficiale spagnolo, sistema metrico ma anche il sistema anglosassone può anche essere utilizzato.

NUOVA ZELANDA
Non è richiesta una autorizzazione o abilitazione per esercitare come architetto. Per fare uso del titolo una persona deve essere iscritta come membro del New Zealand Institute of Architects ed avere un certificato annuale di pratica. 
L'istituto è nato nel 1963, dietro approvazione del Parlamento, intitolato Architects Act. L'Ente responsabile per l'iscrizione è l'Architects Education and Registration Board.
Requisiti dell'iscrizione sono i seguenti : 
a) avere almeno 21 anni di età
b) buon carattere e reputazione
c) possesso di una delle certificazioni riconosciute dalla Nuova Zelanda. 
Per certificazioni riconosciute si intende: certificati, diplomi, laurea, documenti, titoli e tutto ciò che possa attestare il grado di istruzione scolastica e di esperienza pratica, tanto acquisita in Nuova Zelanda che altrove.
Per il riconoscimento delle qualifiche degli architetti stranieri, è prevista una esperienza pratica di almeno 140 settimane e il superamento di un esame orale.
L'organizzazione professionale che rappresenta l'organizzazione è il New Zealand Institute of Architects. Non ci sono specifici requisiti per stabilire una rappresentanza stabile di uno studio straniero.
Non sono applicate tasse di importazione sui progetti preparati fuori del paese. Viene usata la lingua inglese e il sistema metrico.

PERU
Non è richiesta alcuna abilitazione nè per i cittadini nè per gli stranieri. Tuttavia entrambi dovranno divenire membri del Colegio de Arquitetos del Peru ( CAP), che è l'associazione professionale degli Architetti.
Non vi sono particolari prescrizioni per usare il titolo di architetto ma è necessaria una laurea in architettura rilasciata da un istituto riconosciuto.
E' necessario un livello di istruzione in architettura che sia a livello degli standards nazionali.
I titoli rilasciati da paesi con i quali siano in vigore rapporti bilaterali sono automaticamente riconosciuti. 
L'esperienza professionale non è requisito sufficiente per ottenere riconoscimento a membro del Collegio. Non sono richiesti esami scritti orali.
Non è prevista alcuna tassazione sull'importazione dei progetti.
La lingua usata è quella spagnola, e vige il sistema metrico di misurazione.

SINGAPORE
E' richiesta una abilitazione e un titolo di studi per esercitare come architetti. Il titolo è la laurea in architettura da parte di una università riconosciuta , inoltre l'esperienza pratica in uno studio professionale. Vi sono tre categorie per i professionisti stranieri che richiedano l'iscrizione:
a) laureati con un anno di esperienza pratica in Singapore, che dovranno superare il Local Professional Practice Examination.
b) coloro che hanno 5 anni di esperienza pratica, due dei quali in Singapore.
c) coloro che hanno 10 anni di esperienza pratica.
Costoro dovranno sostenere due esami scritti e uno orale.
L'organizzazione professionale è rappresentata dal Singapore Institute of Architects (SIA). Ogni rappresentanza locale dovrà essere iscritta e registrata in Singapore. Non vi sono tasse di importazione sui progetti, la lingua usata è l'inglese e il sistema di misura è il metro.

SUD AFRICA
E' richiesta una abilitazione e titolo di studio per esercitare come architetto, sia per stranieri che per ciattadini.
Il livello di istruzione è eventualmente convalidato dal South Africa Council of Architects qualora si tratti di un corso di laurea in architettura di almeno 5 anni.
Viene pubblicata una lista annuale dei diplomi di laurea riconosciuti.
E' anche necessaria una esperienza pratica professionale.
L'organizzazione professionale del paese è il South African Architects (ISSA). Non è necessaria una rappresentanza locale per esercitare, purchè il professionista straniero sia riconosciuto nell'associazione professionale degli architetti.
Non vi sono tassazioni sui documenti importati se un architetto locale sottoscrive i progetti. 
La lingua usata è l'inglese e l'afrikaans, vige il sistema metrico.

TURCHIA
E' richiesta l'abilitazione per l'esercizio della professione in Turchia, ma non per avere titolo di architetto.
 Vi è una organizzazione professionale responsabile per l'abilitazione.
 E' richiesto un determinato livello di istruzione per esercitare in Turchia.
 Un richiedente l'abilitazione deve avere una laurea in architettura da un istituto di architettura riconosciuto.
In Turchia, i progetti di architettura sono controllati dalla municipalità, per tutte le costruzioni private e dal governo turco se si tratta di progetti di edilizia pubblica.
 L'organizzazione professionale è rappresentata dalla Turkish Chamber of Architects.
Tuttavia il Ministero dei Lavori Pubblici è responsabile per le abilitazioni e permessi di lavoro degli architetti stranieri.
La tassa di importazione dei disegni è del 15%. La lingua in uso è il turco e l'inglese, e l'unità di misura è il metro.

URSS
E' richiesta una abilitazione per esercitare l'architettura e per usare il titolo di architetto. L'ente responsabile per il rilascio delle abilitazioni è la Commissione di Stato di architettura dell'URSS.
Il livello di istruzione richiesto per gli architetti locali è di un corso di laurea di sei anni, ed è necessario tuttavia un esame.
La lingua usata è il russo, e vige il sistema metrico.

USA
E' richiesta una abilitazione per cittadini e stranieri nella maggior parte delle giurisdizioni membre del NCARB ( National Council of Architectural Registration Board).
Le giurisdizioni comprendono USA, Puerto Rico, Guam, North Mariana Islands, Virgin Islands, Distretto della Colombia.
NCARB rilascia dei certificati agli architetti che abbiano i prescritti standards di istruzione, pratica, esami e abilitazione. Vi sono facilitazioni per il riconoscimento delle abilitazioni, all'interno degli Stati Uniti, fra le diverse giurisdizioni.
Per usare il titolo di architetto bisogna avere l'abilitazione di una giurisdizione.
Ciascuna giurisdizione è competente per la pratica sul suo territorio.
ISTRUZIONE:
La maggior parte delle giurisdizioni , ma non tutte, richiedono una laurea in architettura rilasciata da un programma educativo in architettura, accreditato dal NCARB.
Per ottenere la certificazione del NCARB, un architetto deve avere  una laurea professionale accreditata o dimostrare un livello di preparazione equivalente a detto standard.
ESPERIENZA PROFESSIONALE:
Tutte le registrazioni richiedono un periodo di pratica professionale. Nella maggior parte delle giurisdizioni è necessaria una pratica di tre anni oppure il completamento del tirocinio Inter Architect Development Program ( IDP).
Gli architetti stranieri dovranno dimostrare una esperienza equivalente.
ESAMI:
per coloro che intendono esercitare come architetti è necessario il superamento degli esami (ARE, Architects Registration Examination). Gli stranieri dovranno inoltre soddisfare i requisiti di istruzione ed esperienza professionale.
L'organizzazione professionale degli USA è l' American Institute of Architects (AIA) e la Society of American Registered Architects (SARA).
L'AIA e SARA sono preposte al controllo dell'attività professionale, mentre l'NCARB tratta gli standards di iscrizione e abilitazione.
E' necessaria la iscrizione ufficiale per ottenere l'associazione all'AIA e alla SARA.
Negli USA non vengono iscritte le associazioni, ma solo singoli individui. Gli architetti stranieri che desiderino praticare come singoli, dovranno prima ottenere l'abilitazione della giurisdizione in cui intendono esercitare.
 La cittadinanza statunitense o la residenza non è requisito per l'abilitazione.
Il NCARB è prossimo alla conclusione di un accordo con le PROVINCE canadesi per consentire l'esercizio agli architetti del nord-america su terriotorio di USA e CANADA.
Tali accordi sono resi possibili nel quadro dei trattati di liberoscambio fra USA e Canada.
Inoltre in forza degli accordi NAFTA ( North American Free Trade Agreement), gli ordini professionali degli architetti statunitensi, canadesi e messicani stanno promuovendo accordi che renderanno possibili gli spostamenti attraverso i tre paesi per acquisire abilitazione e pratica professionale.
NCARB e AIA hanno recentemente avviato una serie di incontri con l'istituto Giapponese degli architetti  per discutere la possibilità di interscambio.Infine sono in corso accordi di cooperazione con la Repubblica popolare cinese.
La lingua e l'unità di misura sono inglesi.